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Come cambiano le strategie per reclutare nuove risorse umane

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Parla Andrea Attanà, sales manager Linkedin Italia, che spiega come le società attive sulla piattaforma debbano sfruttare al meglio post con contenuti ricchi per attirare possibili candidati.

Il nome importa sempre meno. Si potrà anche essere la miglior azienda al mondo per fatturato, vendite o rete di clienti, ma se la politica social scarseggia, allora si rischia di essere scavalcati da società meno blasonate nella caccia alle menti più brillanti. Andrea Attanà, sales manager di Linkedin Italia ha le idee chiare su questo aspetto. Oggi imperano i social network e la condivisione di contenuti tra gli utenti e Linkedin non fa eccezione. Qui si parla di lavoro, tecnologie, nuove professioni e recruitment e in un contesto così ampio, una società che vuole cercare candidati appetibili per posizioni aperte deve cambiare la propria strategia e tagliarla su misura.

Diventare, insomma, “sarti” delle risorse umane e ingolosire il candidato che è sempre più esigente. Ma attenzione, perché parliamo di alti pro€li professionali, quelli adatti a posizioni di responsabilità crescenti, soprattutto in ambito tecnico. Si pensi alla ricerca e sviluppo in ambito life science. Un professionista di questo tipo ha esigenze e se un’azienda non sa sviluppare una strategia di comunicazione adeguata, allora il candidato volgerà la propria attenzione altrove, magari ad aziende più piccole, ma più gradite.

Linkedin quest’anno compie quindici anni. Qual è il bilancio dell’attività del social network dal 2003 a oggi?

La piattaforma nasce da un’operazione prettamente statunitense. Alla base c’era l’idea di creare un network di professionisti per permettere di collegarsi tra loro. La crescita è stata progressiva e inesorabile. Dai duemila pro€li della prima settimana si è arrivati a qualche milione dopo pochi anni. Il mio pro€lo, per esempio, è del marzo 2004 e ho scoperto essere tra i primi 500 mila utenti registrati. Inizialmente la piattaforma era destinata ai professionisti interessati al mondo della tecnologia, per poi aprirsi al resto del mondo e sbarcare in Europa. In Italia l’apertura è stata nel 2011 e ha coinciso con la vivacità del mercato italiano che si è sempre mostrato costante. Ci sono due nuovi iscritti ogni secondo, grazie anche al passaparola.

Dice che gli utenti di Linkedin sono molto attenti alle tecnologie. Di conseguenza anche al settore life science, da sempre contraddistinto da un forte livello di innovazione. È corretto?

Le scienze della vita sono un settore ad alto valore tecnologico e fa del network uno dei suoi pilastri fondamentali. La presenza di utenti di questo tipo è spiegata proprio dal coinvolgimento nell’ambito innovativo. Anche perché intorno si gravita intorno a persone dello stesso settore industriale. Linkedin è molto più selettivo rispetto agli altri social. Tra le altre funzioni della piattaforma c’è quella che permette agli utenti di avvicinarsi a possibili datori di lavoro o viceversa, per trovare candidature a una specifi€ca posizione.

Quali sono a suo avviso le strategie delle aziende per proporsi?

Se dobbiamo immaginare un’azienda pharma che vuole assumere uno specialista in R&S sembrerebbe strana una proposta a una persona che non ha un pro€filo Linkedin. Il pro€lo per professionalità tecniche è uno standard. Gli stessi utenti lo vedono utile per la propria carriera. C’è un po’ di marketing in tutto questo. Le aziende cercano di proporsi in maniera accattivante. Si pubblicizzano e si propongono come possibili employer a quelle €figure che non le hanno prese in considerazione.

Può fare un esempio?

Prendiamo una società che deve assumere. In un mondo in cui l’accesso alla risorsa informativa è ampia e tutti hanno le stesse opportunità, all’azienda potrebbe non bastare il brand. Devono mettersi in gioco con strumenti che permettono di parlare a una certa audience attraverso post, video e articoli. Dopo queste attività si prende contatto con l’utente interessato.

Quindi il nome della grande azienda non basta più per attirare potenziali candidature…

Non basta più il brand. Soprattutto per figure specifiche su cui si sta scommettendo per produrre, ad esempio, un farmaco innovativo. Sono figure molto ricercate che si conquistano in modo diverso e non più solo con il salario alto. Le si conquista con un’idea, con una missione che l’azienda sta perseguendo. Sempre più aziende stanno scoprendo questo meccanismo e funziona. Bisogna investirci scendendo dal piedistallo. Serve accortezza e umiltà per andare a comunicare un valore, un prodotto o semplicemente l’identikit dell’azienda stessa.

Cambiamo prospettiva. Cosa cerca, invece, un candidato? Cosa attira di più?

Secondo le nostre analisi il 70% predilige la sfida, un challenging work. Il posto di lavoro deve essere stimolante e incentrato su tematiche non banali. Al secondo posto, per il 54% dei candidati, ci deve essere un buon bilanciamento tra vita lavorativa e personale.

I social sono contraddistinti da elementi “virali” che vengono condivisi dai vari utenti. Su Linkedin che cosa è virale?

Su Linkedin raramente si troveranno commenti sul Real Madrid in Champions League o sull’attuale situazione politica del Paese. Il tono di voce è riferito sempre ad ambiti che riguardano le professioni. I contenuti che sono più virali e interessanti sono argomenti che arrivano da una specifica industria.

Fonte: www.aboutpharma.com

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